Sito web psicologo: cosa scrivere secondo la deontologia
Hai paura che il tuo sito violi il codice deontologico? Cosa puoi scrivere, cosa no e i dati obbligatori per legge.

Il sito dello studio è spesso la prima cosa che un potenziale paziente vede di te, e per molti è anche quella che decide se scriverti oppure no. Eppure tanti colleghi lo rimandano per anni, o lo pubblicano con il timore costante di aver scritto qualcosa di sbagliato: una frase troppo “commerciale”, una recensione di troppo, un prezzo in evidenza. Il risultato sono siti vaghi, che non informano e non convincono. In realtà le regole sono poche e chiare. Vediamole, insieme ai dati che per legge devono esserci.
In sintesi. Il sito di uno psicologo può presentare titoli, iscrizione all’Albo, formazione, aree di intervento, approccio, modalità di lavoro e anche i prezzi. La pubblicità sanitaria però deve essere solo informativa: la Legge 145/2018 (comma 525) vieta ogni elemento promozionale o suggestivo, e il Codice deontologico chiede decoro e veridicità. Quindi niente promesse di risultato, superlativi, sconti-civetta o testimonianze dei pazienti. Obbligatori: numero di iscrizione all’Albo, Partita IVA, informativa privacy e, se usi cookie non tecnici, il banner di consenso.
Una premessa: questo articolo ti dà il quadro generale. Il tuo Ordine regionale pubblica spesso linee guida specifiche sulla comunicazione online, e in caso di dubbio su una formulazione è lì che vale la pena chiedere.
Le regole del gioco: cosa dice la legge
Tre fonti definiscono cosa puoi comunicare:
- Legge 248/2006 (“Bersani”): ha liberalizzato la pubblicità informativa dei professionisti. Puoi far conoscere la tua attività, i titoli e i costi.
- Legge 145/2018, comma 525: per le professioni sanitarie la comunicazione può contenere solo informazioni utili alla scelta, senza elementi promozionali o suggestivi, nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente.
- Codice deontologico degli psicologi: la pubblicità dev’essere improntata a decoro professionale, veridicità e correttezza, senza denigrare i colleghi.
Il criterio pratico che tiene insieme tutto è una domanda: questa frase aiuta il paziente a scegliere in modo consapevole, o prova a convincerlo? Se informa, va bene. Se seduce, no.
Cosa puoi scrivere sul sito
- Chi sei: nome, titolo (psicologo/a, psicoterapeuta), Albo regionale e numero di iscrizione.
- Formazione: laurea, scuola di specializzazione, orientamento teorico, master pertinenti.
- Aree di intervento: ansia, coppia, adolescenti, lutto… descritte in modo informativo.
- Come lavori: primo colloquio, durata e frequenza delle sedute, online o in studio.
- Tariffe: puoi pubblicarle. Sono un’informazione utile, non una promozione.
- Contatti e sede: indirizzo, orari, come prendere appuntamento.
- Articoli divulgativi: contenuti che spiegano temi psicologici in modo corretto.
Cosa non puoi scrivere (anche se lo vedi fare)
| Da evitare | Perché | Alternativa corretta |
|---|---|---|
| “Supera l’ansia in 5 sedute” | Promessa di risultato | “Percorsi brevi focalizzati sull’ansia” |
| “Il miglior psicologo di Milano” | Superlativo, elemento suggestivo | “Psicologo a Milano, zona Città Studi” |
| “Primo colloquio gratis, solo questo mese!” | Offerta a tempo, leva promozionale | “Il primo colloquio costa X€ e serve a conoscersi” |
| “I miei pazienti dicono…” | Testimonianze di pazienti | Descrivere l’approccio e la formazione |
| Foto prima/dopo, casi riconoscibili | Segreto professionale e suggestione | Nessun caso clinico identificabile |
| Specializzazioni non conseguite | Non veritiero | Solo titoli effettivamente posseduti |
Il caso delle recensioni. Le recensioni spontanee su Google non le controlli e non sono una tua comunicazione pubblicitaria. Diverso è sollecitarle ai pazienti o ripubblicarle sul tuo sito come testimonianze: entra in gioco il segreto professionale (stai confermando che quella persona è un tuo paziente) e la comunicazione diventa suggestiva. Non farlo, e non rispondere alle recensioni confermando il rapporto terapeutico.
I dati obbligatori per legge
Al di là della deontologia, il sito di un professionista con Partita IVA deve contenere alcune informazioni. Mancarle è l’errore più comune (e il più facile da evitare):
- Partita IVA ben visibile, di solito nel footer di ogni pagina.
- Albo e numero di iscrizione all’Ordine regionale.
- Informativa privacy conforme agli artt. 13–14 GDPR, specifica per il sito e per i contatti ricevuti.
- Cookie policy e banner se usi analytics non anonimizzati, pixel o mappe/video incorporati che tracciano.
- Titolare del trattamento e un recapito per esercitare i diritti.
Il form di contatto: attenzione ai dati sanitari
Il modulo “scrivimi” è utilissimo, ma è anche il punto in cui molti siti di psicologi raccolgono dati sanitari senza accorgersene. Un campo libero “descrivi il tuo problema” invita le persone a scrivere diagnosi, sintomi e storie personali, che finiscono in una casella email non pensata per custodirli.
- Chiedi solo nome, recapito e disponibilità.
- Scrivi accanto al form: “Non inserire qui informazioni sulla tua salute: ne parleremo al primo colloquio”.
- Collega l’informativa privacy e conserva i contatti solo per il tempo necessario a rispondere.
- Se usi un plugin o un servizio esterno per i form, verifica dove salva i dati (meglio se nell’UE).
I dati clinici veri arrivano dopo, con la presa in carico: e lì le regole cambiano ancora. Le trovi nella guida alla cartella clinica dello psicologo e GDPR.
Il sito porta contatti. E dopo? Con Synalla Coach ogni persona ha una scheda dal primo contatto in poi, con consensi tracciati e dati cifrati su server europei.
Prova gratisLe pagine che un sito da psicologo dovrebbe avere
- Home: chi sei, dove ricevi, per chi lavori, come contattarti. Tre righe chiare valgono più di un claim.
- Chi sono: formazione, approccio, iscrizione all’Albo. Una foto professionale aiuta la fiducia.
- Aree di intervento: una pagina per ogni area principale. È anche ciò che ti fa trovare su Google.
- Come lavoro / Primo colloquio: cosa succede, quanto dura, quanto costa, online o in studio.
- Contatti: form minimale, telefono, mappa, orari.
- Privacy e cookie: le due pagine legali, linkate dal footer.
Le pagine sulle aree di intervento sono anche quelle che portano visite da Google: chi cerca “psicologo ansia + città” atterra lì. Scrivile per rispondere a una domanda reale, non per ripetere parole chiave.
Sito e social: la stessa regola, due canali
Tutto quello che vale per il sito vale anche per Instagram, Facebook e LinkedIn: comunicazione informativa sì, promozione suggestiva no. I social però aggiungono rischi propri (messaggi privati con dati sanitari, foto, interazioni pubbliche con i pazienti). Li abbiamo affrontati nella guida al marketing su Instagram per psicologi. E se il sito ti serve per far partire l’attività, il quadro completo dei canali è nella guida su come trovare i primi pazienti.
Dal contatto alla presa in carico, con Synalla Coach
Il sito fa arrivare la persona. Il resto si gioca nello studio, e lì entra in gioco Synalla Coach: ogni contatto diventa una scheda assistito che segue il percorso dal primo colloquio al post-trattamento, su una bacheca kanban. Sulla scheda registri i consensi (trattamento dati, registrazione, analisi AI) con log di audit, e il calendario tiene insieme primi contatti, anamnesi e sedute.
Note, trascrizioni e allegati sono cifrati prima di essere salvati, su server europei e senza trasferimenti extra-UE. Così la promessa di riservatezza che fai sul sito è mantenuta anche dietro le quinte. Il titolare dello studio non paga, la prova dura 15 giorni.
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